Ciao a tutti, sono una semplice ragazza di 22 anni. Vivo in Sardegna e non la scambierei con niente al mondo! Studio (ci provo) psicologia a Cagliari. La mia più grande passione è la musica, da sempre compagna di viaggi e avventure. Spero che troviate di vostro gradimento il blog e che possa essere per tutti uno strumento per una costruttiva e intelligente comunicazione. Un caro saluto, Marcella

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Ho AvUtO iL pIaCeRe Di RiCeVeRe *loading* ViSiTe. Grazie

giovedì, 13 dicembre 2007

I miei greatest hits letterari:

- Il Piccolo Principe (A.De Saint-Exupèry)
- Le Memorie di Adriano (M.Yourcenair)
- Il Profeta (K.Gibran)
- Sabbia e Schiuma (K.Gibran)
- Siddharta (H.Hesse)
- Narciso e Boccadoro (H.Hesse)
- La Cattedrale del Mare (I.Falcones)
- Poesie d'amore (N.Hikmet)
- Poesie d'amore e di vita (P.Neruda)
- L'amico ritrovato (F.Uhlman)
- Il Barone Rampante (I.Calvino)
- La coscienza di Zeno (I.Svevo)
- Il fu Mattia Pascal (L.Pirandello)
- Lo strano caso del dott.Jeckyll e Mr.Hide (Stevenson)
- L'insostenibile leggerezza dell'essere (M.Kundera)
- L'identità (M.Kundera)
- L'isola di Arturo (E.Morante)
- Antologia di Spoon River (E.Lee Masters)
- 1984 (G.Orwell)
- Diario di viaggio di un filosofo. L'India (H.Keyserling)
- L'Alchimista (P.Coelho)
- Undici minuti (P.Coelho)
- Poesie (A.Merini)
- Ragazzi di Vita (P.P.Pasolini)
- L'arte di vivere (E.Fromm)
- Il Gabbiano Jonathan Livingstone (Bach)
- Io Uccido (G.Faletti)
- Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (Hadden)
- Edipo Re (Sofocle)
- Medea (Euripide)
- Pappagalli Verdi (G.Strada)
- Divina Commedia (Dante)
- Sacra Bibbia

PoStAtO dA: martik alle 19:18 | link | commenti (3)
letteratura, scritti, curiosità

venerdì, 09 giugno 2006

Per tutti gli amici di Cagliari e dintorni...

10 giugno ore 23
Chichimeca in concerto a concludere la serata.


Cagliari Marina Cafe noir
Festival di letterature applicate
Piazzetta Savoia
dalle ore 21 'Ma l'amor mio non muore?'
con Paco Ignacio Taibo II


PoStAtO dA: martik alle 22:26 | link | commenti (8)
musica, letteratura, eventi, sardegna, sociale

lunedì, 27 febbraio 2006

Oggi voglio farvi un regalo, o meglio, rendervi partecipi di una piccola perla che per me ha significato e significa tanto. Quelle che riporto in questo post, sono le pag.34-35 de "Le memorie di Adriano" di M.Yourcenair. E' un libro che o si ama o si odia, perchè lo si trova o estremamente piacevole o estremamente pesante. Io ho studiato al liceo classico e masticato un pò di greco (giusto un poco però). Con questo libro ho imparato ad apprezzarlo e capirlo per la prima volta. A furia di leggerlo, ho imparate queste due pagine a memoria, e mai riuscivo a finirlo perchè riniziavo sempre a rileggerne le prime 70! A voi i commenti...

...Fino alla fine dei miei giorni sarò riconoscente a Scauro per avermi costretto a studiare il greco per tempo. Ero ancora bambino, quando tentai per la prima volta di tracciare con lo stilo quei caratteri d'un alfabeto a me ignoto: cominciava per me la grande migrazione, i lunghi viaggi, e il senso d'una scelta deliberata e involontaria quanto quella dell'amore. Ho amato quella lingua per la sua flessibilità di corpo allenato, la ricchezza del vocabolario nel quale a ogni parola si afferma il contatto diretto e vario della realtà, l'ho amata perchè quasi tutto quel che gli uomini han detto di meglio è stato detto in greco. Vi sono altre lingue, lo so bene: alcune sono pietrificate, altre dovranno nascere ancora. Alcuni sacerdoti egiziani m'hanno mostrato i loro antichi simboli, segni più che parole, antichissimi conati di classificazione del mondo e delle cose, idioma sepolcrale d'una razza morta. Durante la guerra ebraica, il rabbino Giosuè m'ha decifrato lettera per lettera alcuni testi di quella lingua di fanatici, tanto invasati del loro dio da trascurare l'umano. Quand'ero alle armi, mi sono impratichito nella lingua degli ausiliari celti; ricordo soprattutto i loro canti... Ma i dialetti barbari valgono tutt'al più perchè rappresentano una riserva di parole all'espressione umana e per quello che senza dubbio esprimeranno in avvenire. Il greco, al contrario, ha già dietro di se tesori di esperienza, quella dell'individuo e quella dello Stato. Dai tiranni jonici ai demagoghi ateniesi, dalla pura austerità di Agesilao agli eccessi di Dionigi o di Demetrio, dal tradimento di Dimarate alla fedeltà di Filopemene, tutto quel che ciascuno di noi può tentare per nuocere ai suoi simili o per giovar loro, almeno una volta, è già stato fatto da un greco. Altrettanto avviene delle nostre scelte interiori: dal cinismo all'idealismo, dallo scetticismo di Pirrone ai sogni sacri di Pitagora, i nostri rifiuti, i nostri consensi non facciamo che ripeterli; i nostri vizi, le nostre virtù hanno modelli greci. La bellezza d'una iscrizione latina, votiva o funeraria, non ha pari: quelle poche parole incise sulla pietra riassumono con maestà impersonale tutto quel che il mondo ha bisogno di sapere sul conto nostro. L'impero, l'ho governato in latino; in latino sarà inciso il mio epitaffio, sulle mura del mio mausoleo in riva al Tevere;

MA IN GRECO HO PENSATO, IN GRECO HO VISSUTO



PoStAtO dA: martik alle 16:25 | link | commenti (12)
letteratura

giovedì, 09 febbraio 2006

Tratto da "Pappagalli Verdi" di GINO STRADA

Come sia successo, Awan non lo ha mi saputo. Era in un campo a raccogliere legna per il fuoco, poi un rumore assordante, il dolore, e il mondo che sembra allontanarsi... Si sarebbe svegliata molte ore dopo, in un letto di terapia intensiva. Suleimania è una grande città, era la capitale culturale del Nord Iraq, prima di essere sconvolta dalla guerra.
E' lì che si trova il Centro chirurgico per le vittime di guerra, costruito da EMERGENCY nel 1995, con i soldi raccolti dai tanti sostenitori e con i fondi di ECHO, l'ufficio umanitario dell'Unione europea.
E' lì che adesso si trova Awan, nove anni. E' toccato a Susanne, la nostra infermiera svedese, con l'aiuto di un interprete, spiegarle che non vedrà più la madre e la sorella, morte nella stessa terribile esplosione di quella mina antiuomo di fabbricazione italiana. E sarà ancora Susanne a starle vicino, quando Awan piange nell'accorgersi che neanche la sua gamba sinistra si è salvata, e che ora si trova sola, bambina mutilata senza più famiglia in un mondo violento e poco ospitale.
Ci sono voluti due interventi chirurgici per Awan, e credo anche tanto affetto, per farle superare, o almeno così sembra, a noi che osserviamo le cose in modo superficiale, i momenti iniziali dopo la tragedia. Quando la trasferiamo nella corsia die bambini, cinque giorni dopo, Awan conoscerà un mondo strano, diverso.
Si troverà con altri bambini, passati prima di lei per lo stesso inferno, mutilati da altre mine. Forse, a poco a poco, comincerà a credere che quello è il mondo dei bambini, o almeno dei bambini curdi.
E' quel che ci sorprende sempre, e che continuiamo a non capire, dei nostri bambini: che riprendano così in fretta a sorridere, a giocare, a essere felici.
O forse è un'illusione?
Ne abbiamo discusso spesso tra di noi, nel vederli orribilmente mutilati andare a casa contenti, come a noi da piccoli non dispiaceva che ci avessero tolto le tonsille: per almeno una settimana il gelato era assicurato, anche due o tre volte al giorno.
E non siamo mai arrivati a capo di nulla, ci siamo solo detti che forse, e l'idea ci è apparsa agghiacciante, questi bambini hanno visto sempre e soltanto questa realtà, nella loro famiglia e in quelle dei loro vicini.
Essere mutilati da una mina diventa, qui, quasi normale, come il venire sbranati da un dinosaurose si vive nel Jurassic Park.
Awan è rimasta tre mesi con noi, perchè gli unici parenti rimasti abitano in un villaggio molto distante da Suleimania. Le ferite, quelle chirurgiche, sono guarite in fretta, ha imparato a camminare con le stampelle.
Ha frequentato, con tanti altri, il corso di fisioterapia e riabilitazione. Le sedute si tengono in ospedale, in attesa del nuovo grande centro di riabilitazione che stiamo costruendo.
Poi è arrivato il momento di entrare nel Laboratorio ortopedico, da cui è uscita con una protesi. Ancora un pò di pazienza, per imparare a camminare, sempre più in fretta,poi a correre e a giocare a palla nel cortile dell'ospedale.
Oggi Awan vive in quel villaggio con gli zii, la rivedremo per i controlli e per cambiarle ogni tanto la protesi diventata troppo corta.
Cammina, piccola Awan, e non pensare, se riesci, ai mostri del "Kurdistan Park".

PoStAtO dA: martik alle 12:47 | link | commenti (11)
letteratura, sociale