Ciao a tutti, sono una semplice ragazza di 22 anni. Vivo in Sardegna e non la scambierei con niente al mondo! Studio (ci provo) psicologia a Cagliari. La mia più grande passione è la musica, da sempre compagna di viaggi e avventure. Spero che troviate di vostro gradimento il blog e che possa essere per tutti uno strumento per una costruttiva e intelligente comunicazione. Un caro saluto, Marcella

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domenica, 14 maggio 2006

Riflettevo sul fatto che probabilmente sarebbe più interessante e costruttivo personalizzare il mio blog trattando argomenti inerenti il mio campo di studio, la psicologia e, dedicare meno spazio a notizie che ognuno di noi può leggere sfogliando qualsiasi quotidiano.
Oggi quindi, voglio parlare di una sindrome ormai purtroppo assai diffusa, il BURNOUT.

Brevi cenni storici:
Il concetto di "burnout" viene introdotto per la prima volta nel 1974 dallo studioso tedesco Freudenberger, con il quale egli mirava a indicare "lo stato di esaurimento determinato dall'avere a che fare con altri in situazioni impegnative sotto il profilo emotivo".
Letteralmente tradotto, il termine, significa "incenerimento". In principio, venne adottato  anche in ambito sportivo per indicare il periodo post-competitivo dell'atleta.
Le prime ricerche, vennero effettuate nei confronti delle cosiddette "helping professions" (professioni che richiedono uno stretto contatto tra operatore e utente), ossia nei confronti di medici, assistenti sociali, infermieri, addetti psichiatrici, ecc...
L'ambito socio-sanitario si è trovato alla base, per quanto riguarda gli studi sul burnout.
Successivamente la giovane psicologa americana Christina Maslach (1982), attraverso uno studio sistematico e approfondito dei vari aspetti della sindrome, tramite questionari, interviste e osservazioni, dimostra che non solo le professioni sanitarie, ma qualsiasi attività a carattere sociale può essere oggetto di interesse per chi studia la sindrome del burnout.

Alcune delle definizioni che mi hanno colpita particolarmente:

"...fallire, logorarsi, consumare, o essere esaurito dal porre eccessive richieste alle proprie energie, forze o risorse..." (Freudenberger, 1974)

"...risposta ad uno stress emozionale cronico caratterizzato da tre componenti: esaurimento emotivo, ridotta produttività nel lavoro, e deterioramento delle relazioni con l'utente..." (Perlman e Hartman, 1982)

"...rappresenta una risposta ad una situazione di lavoro intollerabile..."
(Cherniss, 1980)

"...ESAURIMENTO FISICO, SENSAZIONE DI MANCANZA DI AIUTO, DISPERAZIONE, ESAURIMENTO EMOTIVO, SVILUPPO NEGATIVO DEL CONCETTO DI Sé, ATTITUDINI NEGATIVE NEI CONFRONTI DEL LAVORO, DELLA VITA E VERSO LE PERSONE; E' UN SENSO DI DOLORE, INSODDISFAZIONE E INSUCCESSO NELLA RICERCA DI IDEALI..." (Pines, Aronson e Kafry, 1981).

"Sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione, di ridotta realizzazione personale, che può insorgere in operatori che lavorano a contatto con la gente..."
(Maslach, 1982)

Queste brevi definizioni rispecchiano secondo me chiaramente ciò che significa sindrome di burnout.
Si manifesta secondo fasi successive; a riguardo sono stati sviluppati diversi studi, in particolare da Cherniss, Edelwich, Brodsky, Maslach, infine Golembiewski, Munzenrider e Stevenson (solo per chi volesse saperne di più). Non mi soffermerò qui a discutere su queste fasi.

(come sempre, mi diletto nel trattare argomenti attuali, che ci circondano quotidianamente) Elencherò di seguito, i sintomi della sindrome del burnout.

Fonte: Chermiss, 1984
01) Alta resistenza ad andare a lavoro ogni giorno;
02) Sensazione di fallimento;
03) Rabbia e risentimento;
04) Senso di colpa e distanza;
05) Scoraggiamento e indifferenza;
06) Negativismo;
07) Isolamento e ritiro (disinvestimento);
08) Senso di stanchezza ed esaurimento tutto il giorno;
09) Guardare frequentemente l'orologio;
10) Notevole affaticamento dopo il lavoro;
11) Perdita di sentimenti positivi verso gli utenti;
12) Rimandare i contatti con gli utenti, respingere le telefonate dei clieni e le visite in ufficio;
13) Avere un modello stereotipato degli utenti;
14) Incapacità di concentrarsi o di ascoltare ciò che l'utente sta dicendo;
15) Sensazione di immobilismo;
16) Cinismo verso gli utenti; atteggiamento colpevolizzante nei loro confronti;
17) Seguire in modo crescente procedure rigidamente standardizzate;
18) Problemi di insonnia;
19) Evitare discussioni sul lavoro con i colleghi;
20) Preoccuparsi per sé;
21) Maggiore approvazione di misure di controllo del comportamento come i tranquillanti;
22) Frequenti raffreddori e influenze;
23) Frequenti mal di testa e disturbi gastrointestinali;
24) Rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento;
25) Sospetto e paranoia;
26) Eccessivo uso di farmaci;
27) Conflitti coniugali e familiari;
28) Alto assenteismo.


Questo post e i riferimenti trascritti sono stati realizzati in seguito allo studio dell'argomento dal testo: "Psicologia del lavoro nelle organizzazioni" (Pier Giorgio Gabassi)

PoStAtO dA: martik alle 01:46 | link | commenti (59)
psicologia, sociale

giovedì, 11 maggio 2006

QuAsI RiNaScItA...

Conversazione col cugino...
"secondo me è più eroe uno che x 3/400 euro cade da un'impalcatura che uno che x 4/5000 resta vittima di un attentato"
opinioni...

PoStAtO dA: martik alle 13:01 | link | commenti (58)
politica, riflessioni, sociale

sabato, 06 maggio 2006

STATI D'ANIMO...

PoStAtO dA: martik alle 12:50 | link | commenti (19)
riflessioni

mercoledì, 03 maggio 2006

Mi manchi
due semplicissime parole
non significano niente
tanto nessuno può capire
neanche tu
Mi manchi, e mentre lo dico cerco di aggrapparmi a te
ma la realtà mi strappa via con violenza
la verità è una nemica soluzione
i giorni sembrano vite
nessuna chance
solo lacrime, che di certo,
non servono per abbreviare il tempo.
Odiami, ma lasciati amare.
Resta

                                      Marce

PoStAtO dA: martik alle 18:55 | link | commenti (14)
poesia